Pantanelli: “Io cappello e fallimento del Catania. Oggi sono il ristoratore”

Sempre lo spirito dei tempi: una volta in campo, oggi in cucina. Armando Pantanelli ha smesso di giocare da un po’. Un giorno si tolse guanti e berretto, ma non smise di dirigere le operazioni. La sua nuova area penale è la sala da pranzo del suo ristorante in riva al mare, balneabile sulle rive della città adottiva di Catania, che dal 2004 ad oggi ha cambiato la sua vita. Sono settimane dure per la loro gente dopo la notizia dell’esclusione del club dal Campionato di Serie C. Difficili anche per Pantanelli, ex allenatore dei portieri Rossazurri, eroe della promozione dalla B alla A e della salvezza nel 2006. -07 stagione, prima di dirlo a molte persone. Di quella squadra resta un ricordo, per poter ripartire con fiducia. Il futuro è tutto da scrivere. Come Pantanelli, ex portiere volante con il cappello in testa.

Armando, cosa hai fatto dopo aver smesso di suonare?

Ho frequentato corsi di coveriano per ottenere tutte le patenti fino al master. Ho vinto anche il titolo di allenatore dei portieri. Ho iniziato ad allenare al Formijin nel 2013, ma l’esperienza è durata tre partite. Poi sono tornato a Catania dove ho acquistato quote di un club: oggi svolgo questa attività a tempo pieno all’ingresso dell’AC Castello. Gestisco un ristorante-pizzeria-bar-tabacchi sull’oceano.

Cosa fai nel tuo ristorante? È più difficile gestire una stanza o stare alla porta?

Sono operativo a pranzo e cena. Sono il room manager, parlo con i clienti, mi diverto. Sono due cose molto belle e soddisfacenti. Sono contento di ciò che ho scelto dopo aver smesso di giocare.

E cosa ha fatto nel calcio?

Nel 2016 ho guidato le squadre giovanili di Katane Soccer. Negli ultimi due anni sono stato l’allenatore dei portieri del Catania con David Bertasini sotto la guida di Francesco Baldini.

Com’è l’aria della città dopo che C è fuori squadra?

È stato un colpo. L’anno è iniziato con tante apprensioni, ma eravamo sicuri, ora ci hanno portato via tutto. Negli ultimi anni sono stati commessi errori. Verrà aperta un’indagine per trovare i responsabili. Ci sono tanti debiti. Sfortunatamente, negli ultimi cinque o sei anni il lavoro non è avvenuto qui.

La Sicilia è diventata la tua nuova casa?

Sono torinese, ma mi sento emiliano. La mia infanzia è legata a Modena dove sono venuta a vivere con i miei genitori durante la mia infanzia. Dal 2013 mi sono trasferito a Catania per seguire quel luogo. Mia moglie è di qui, così come i miei figli. Sono catanese di adozione. La Sicilia ha tutto: mari, montagne e altro ancora.

Sul 11-12 ero terzino. Un pomeriggio ero al parco giochi con mia madre: lei mi ha lanciato la palla, io mi sono tuffata per prenderla. Mi stavo divertendo. Quel giorno è passato un supervisore, mi ha visto e mi ha chiesto di fare il portiere nella città dei ragazzi di Modena. Tutto è iniziato per caso.

C’erano giocatori nella tua famiglia?

Nessuno! Mio padre era ingegnere e lavorava nel mondo della ceramica, mia madre era architetto e insegnante.

Da bambino tifava per la Juventus o il Torino?

I torinesi sostengono il Toro. Non l’ho mai giocato. Ho giocato con i granata Regiana nelle giovanili.

Hai giocato con Simone Inzaghi a Carpi nel 1994-95: com’era quando era giovanissimo?

Fu una delle sue prime esperienze ad alto livello. Era chiaro che sarebbe diventato un grande giocatore. Da ragazzo era molto tranquillo, dopo le partite giocavamo spesso a carte insieme.

L’Inter ti ha notato nel 1996: cosa ricordi dell’esperienza nerazzurra?

Ho parato un rigore in un’amichevole contro di lui. Roy Hodgson mi voleva fortemente. Ci sono andato con un prestito di Regina. Gianluca Pagliuca e Andrea Mazentini. È stata un’esperienza fantastica, ma l’unica che non rifarei. Amavo giocare Non spettava a me stare fermo per vedere chi suonava per me. Devi sapere come fare il secondo o il terzo. Ho preferito essere un eroe in piccole categorie.

Cosa ricorda dello Spogliatoio nerazzurro?

Ero giovane. Vengo dalle stagioni di Olbia e di Carpi da c. Ero immaturo, dovevo fare di nuovo il mio debutto in B. C’erano grandi campioni: da Aaron Winter a Paul Ince, da Marco Branca a Ivan Zamorano. Quell’anno arrivammo secondi e perdemmo la finale di Coppa UEFA ai rigori contro lo Schalke 04.

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