la manifestazione superiorità del Milan e il peso di Brozovic

Che il Milano abbia dovuto attendere fino al 92esimo minuto per sospingere nella porta della Lazio il pallone che vale il primo posto in classifica e mantiene vivissima la fiammella della speranza tricolore, la dice lunga sua (quasi) cronica sulla capacità di far fruttare tutto quanto costruisce. La squadra di pioli ha vinto quando – per stanchezza e per cambi discutibili – pareva non aver più la forza di sferrare il ko. E dopo aver speso tutto ciò che era spendibile in un’ora giocata su ritmi e pressing elevatissimi e contraddistinta da un diluvio di palle gol.

IL MILANO HA VINTO PER MANIFESTA SUPERIORITA’
Ha vinto meritatamente per manifesta superiorità, anche se solo sul filo di lana. Contro una Lazio esistita nella sua essenza solo nei primi dieci minuti in cui trovato il gol e fornito scampoli di calcio accademico. Ha vinto sul filo di lana grazie a una zampata di Tonalidopo che i cambi di Sarri avevano dato un po’ più d’equilibrio ai suoi, e quelli di Pioli (fuori gli scatenati Leao e Giroud, dentro il totem Ibra) parevano aver ridotto il potenziale offensivo rossonero.

HARAKIRI NAPOLI
Ha vinto il Milan, ha vinto Milano. Che si appresta a vivere appassionatamente nelle sue squadre questi ultimi capitoli del campionato, dopo una giornata sulla carta che dovrebbe essere favorevole al Napoli. Ma il calcio ha un fascino unico, che lo contraddistingue da ogni altro sport. E la sua storia secolare ci ha raccontato di tutto. La Roma che perde in casa col Lecce già retrocesso, la doppia “Verona fatale” per il Milan, il 5 maggio per l’Inter (drammatico replay della “papera” di Sarti a Mantova negli anni Sessanta). Ma non proprio tutto, perché un harakiri come quello del Napoli a Empoli, e contro una squadra che già l’aveva battuto all’andata al Maradona e che da quella volta e per 16 partite non aveva vinto più, onestamente ci mancava. Non esiste una spiegazione logica se a dieci minuti dalla fine viene dilapidato un doppio vantaggio, se si gettano al vento in maniera irresponsabile gli ultimi spiccioli di speranza per continuare a lottare per uno scudetno t dove scudetno sul E’ il calcio. Con la sua logica illogica, Rotonda come la palla. Senza spigoli ai quali aggrapparsi. Rimane la frustrazione, la delusione di una città intera, Una mazzata, che ha spento gli entusiasmi. E che lascia spazio alla rassegnazione di cui il campionato ha fatto volentieri a meno. Napoli che si ritira in ritiro, il volto triste di questo week end che ci lasciamo alle spalle.

IL PESO DI BROZOVIC
Milano ha dipinto nel volto l’espressione della felicità ritrovata. Quella del Milan, dopo l’umiliante 0-3 nel derby. Quella dell’Inter per aver riconquistato attraverso il gioco ei risultati, la superiorità che tutti, unanimemente, le assegnano. La squadra di Inzaghi ha dimostrato ancora una volta, contro la Roma dell’ex Mourinho, la sua forza. Sia fisica che mentale. Ma senza nulla togliere alla valenza del collettivo e di tutti che hanno contribuito a riportarla in alta quota, va dato a Cesare quel che di Cesare. UN Marcelo Brozovic, capace di impreziosire la sua assoluta imprescindibilità con i gol di Spezia e contro la Roma, e con la splendida percussione per l’assist a Gosens nel derby di Coppa Italia. Già, l’imprescindibilità. Un suo merito, un limite per l’Inter, Ma i dati non mentono. Perché se riavvolgiamo il nastro di questo 2022 ci accorgiamo la sua assenza nelle partite con Sassuolo, Torino e Fiorentina, abbiato sul conto profitti e perditempo della squadra: quanto esattamente 7 punti. La differenza che c’è tra l’Inter di oggi e quella di un anno fa.

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