Imola 2022: l’altro podio – Formula 1

F1 | Gran Premio dell’Emilia-Romagna e del Made in Italy 2022, il podio dei promossi: l’orgoglio di Max, George Russell/Lando Norris, le rivincite dei dimenticati

1. L’orgoglio di Max, Quando più serve, la zampata del campione, che ti piazza il weekend perfetto nel momento più difficile. Arriva a Imola con un distacco di 46 punti da Leclerc e la prospettiva di vedere Charles scappare a oltre 50 lunghezze, ovverosia due gare intere. Uno scenario nero come le nuvole del Santerno, dopo le prime libere. Nerissimo, dopo la partenza della Sprint. resta freddo come un assassinoaspetta la sua occasione, che arriva presto. Leclerc infatti vittima della sua stessa fama, un pregio pericoloso quando deve gestire, Max ha la serenità del vincente e l’orgoglio del campione. E ringrazia.
2. George Russell e Lando Norris, Il ritorno dei peperini britannici. Che in realtà non se ne sono mai andati, erano solo oscurati da macchine non all’altezza del loro talento. Russell fa un altro miracolo clamoroso portando un pogo stick al quarto posto, mentre la promozione di Lando va estesa a tutto il team McLaren (quasi tutto, dai, vero Daniel?). Partiti ultimi in Bahrain, sono quarta forza dopo quattro gare. Possono sbagliare, ma sanno risalire e anche alla svelta.
3. Le rivincite dei dimenticati, Sergio Perez, Kevin Magnussen, Valtteri Bottas, Alex Albon, Yuki Tsunoda: un quintetto che nel migliore dei casi era pagato per prerendere schiaffi, come gli scagnozzi nei film di Bud Spencer e Terence Hill. E invece Perez molto più vicino a Max (hai detto niente), Bottas l’anima dell’Alfa Romeo, Tsunoda ha più punti di Gasly (francamente irriconoscibile). E poi i due rientri, K-Mag e Albon, ci recordano come la natura elitaria della F1 sia spesso ingiusta verso chi sta in panchina, che non sono mai dei fessacchiotti. Anzi, molto più facile trovare quelli al volante al posto di chi merita.

F1 | Gran Premio dell’Emilia-Romagna e del Made in Italy 2022, il podio dei bocciati: Ferrari, Lewis Hamilton, Mick Schumacher

3. Mick Schumacher, A inizio anno in questa rubrica scritto che Magnussen aveva definito il valore attuale di Schumino. Né il Bahrain, né Imola, né Miami hanno dato o daranno insindacabili giudizi. Hanno fornito o forniranno, tuttavia, indizi. Il danese va regolari a punti, Mick a muro o per prati. Non era un fenomeno per aver battuto Mazepin, non diventato Mazepin per un inizio difficile, Però svegliarsi, perché Magnussen lo sta bastonando senza pietà e Günther Steiner non deve essere il tipo giusto da far spazientire.

2. Lewis Hamilton, Toto Wolff lo rincuora dopo la gara, quasi scaricando tutta la colpa sulla Mercedes. Ma se una arriva quarta e l’altra 13esima, insomma, solo questione di macchina? O contava il pilota solo se c’era Bottas dietro? Sia chiaro, qui nessuno impazzito, stiamo parlando di un pezzo di storia della Formula 1. Ma cambiare dimensioni sempre scomodo, a tutti i livelli, e il reset non immediato. Ci sono passati anche Schumacher nel 2005 e (con le debite proporzioni) Vettel nel 2014. una domanda di psicologia, di motivazioni, non certo di classe. E lo conferma il fatto che Russell, uno che in tre anni si abituato a sguazzare nella polvere alla ricerca del punticino, sta avendo meno problemi di adattamento rispetto a un Lewis doppiato, smarrito, fin arreso dopo quattro gare.

1. Ferrari, dal primo all’ultimo, La legge di Murphy applicata alla Formula 1: tutto quello che poteva andare male, andato malissimo. Sfortuna? Certo, ma non solo. Cambiare le dimensioni, si diceva. Ecco, così com’è difficile gestire la caduta nel baratro, complicato tenere a bada le vertigini del successo: stiamo parlando di una squadra che ha vinto solo uno degli ultimi 17 Mondiali, con al suo suo interne che magticente persone che magti di Maranello tutt’altro. La mentalità vincente, quela che non ti fa dormire la notte per un dettaglio apparentemente insignificante, non una macchina e non si crea in un inverno. Tra Melbourne e Imola, i piloti e il team ai box hanno commesso errori sotto pressione. Con un primo pit stop perfetto, Leclerc avrebbe avuto più armi per defendersi da Perez e non essere costretto a rincorrere, a pensare alle soft e ad aggredire in quel modo la Variante Alta. Ecco, sfortuna ma fino a un certo punto, perché Charles avrebbe potuto rompere la sospensione, e allora addio ad altri otto punti. Ora ne ha 27 di vantaggioma non sono niente, perché ha Verstappen, un androide che sbaglia poco o nulla e ti mette addosso quela pressione che in Ferrari devono controllare meglio, per vincere. Per competere, basta e avanza questa.

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