Fabio e Jannik, la statura non c’entra

Non una contraddizione altezza sostiene che gli Internazionali si confermano il Masters 1000 più bello ma che il tennis dei Top 10 non all’attese. Come scrivevano i vecchi cronisti dei rotocalchi, “la splendida cornice” del Foro Italico non ospita protagonisti altrettanto splendenti. Assenti giustificati gli infortunati Daniil Medvedev, Carlos Alcaraz e Matteo Berrettini, uscito subito di scena Andrey Rublev, gli altri sono sei personaggi in cerca della qualità di gioco. Almeno per ora. Passano il turno senza osare spettacolo o soffrendo oltremisura. Prendete quelli in campo oggi: Rafael Nadal si limita a sfruttare gli errori di John Isner (73 anni in due), poi corre su un campo d’allenamento per tornare in palla; nel primo set Alexander Zverev va in confusione per il gioco svelto del giovane Sebastian Baez; Stefanos Tsitsipas rischia grosso contro Grigor Dimitrov, che addirittura spreca due match point (6-3 5-7 7-6). Temo sia l’effetto degli schiaffoni che Alcaraz ha tirato un po’ a tutti nel corso della primavera.

Mentre vago tra il Centrale ei campi del terreno mi sovviene che la BBC, mica TelePeretola, anni fa andò a cercare uomini intorno al metro e sessanta per capire se “dating as a short man” fosse un problema o no. Più brutalmente: come fate voi piccoletti con le donne? Per la maggior parte degli intervistati, l’altezza limitata pareva non costituente un fattore così determinante nei rapporti con l’altro sesso, e credibilmente anche con lo stesso sesso. Un po’ come nel tennis. Nel circuito femminile, dove la potenza conta meno, una fuoriclasse come Ash Barty ha guardato il resto del mondo, fino a tre mesi fa, dall’alto del suo metro e sessantasei. Delle migliori italiane, Camila Giorgi sfiora i centosetanta centimetri, Jasmine Paolini e Martina Trevisan arrivano a malapena a centosessanta. Tra gli uomini, superare il metro e ottantacinque centimetri aiuta assai, ma una statura di uno e settanta non un handicap senza rimedi. I due argentini più in forma, Diego Schwartzman e il già citato Baez, ATP 16 e 37, sono entrambi alti proprio un metro e settanta: il primo ispira questa mia digressione antropometrica mentre lo guardo sul Pietrangeli lottare il recupd’are il settanta al lucky perdente Marcos Giron (missione fallita: il risultato finale 6-3 7-6 a favore del californiano ), il secondo ha creato, come dicevo all’inizio, non poche difficoltà in mattinata alla testa di serie numero 2 Zverev (7 -6 6 -3). Per inciso, la coppia più amata degli IBI Schwartzman-Isner, 38 centimetri di differenza, domani in campo contro Opelka-Paul, divisi solo da 26 centimetri (2,11 e 1,85).

In serata Fabio Fognini, che sembra di bassa sta senza esserlo (1,78), e Jannik Sinner, meno alto di quanto appaia (è 1,88), che sembra fin troppo l’eccezionalità dell’evento che li coinvolge: due italiani, amati per ragioni diverse ma non tali da dividere il favore del pubblico, s’affrontano per restare in corsa nel torneo che non sente l’inno di Mameli da 46 anni. Il più emotivamente coinvolto Fabio, che alterna colpi magistrali a errori banali. Jannik invece continua a provare, come contro Pedro Martinez, a variare il proprio gioco. Ricorre spesso al drop shot e, rispetto all’era piatti, qualche volta gli va bene, anche perché l’avversario, inizialmente, meno mobile del solito. Serve con cautela, che non significa affatto non cercare di prerendersi tutto il vantaggio possibile intrinseco nel fondamentale. Non forza la violenza dei colpi, preferendo lo scambio prolungato all’azzardo dell’attacco anticipato.

Il primo set rapido, segnato com’è dalla fallosità di Fognini (6-2). Nel secondo sale il livello del gioco. Il terzo gioco fa spellare le mani agli almeno novemila del Centrale, poi l’ex numero 2 d’Italia sale in cattedra e, a furia di passanti incrociati, si prende il break (a 0!). Subito dopo, però, si esibisce nella tipica serie di fogniniate, tra doppi falli e riduzione in poltiglie della racchetta. Un nuovo break, meritato, e due eccellenti turni di servizio gli consentono comunque di chiudere sul 3-6.

Il terzo parziale ripopone lo schema del primo, con Fognini che sbaglia troppo e Sinner che tenta di non strafare: quando lo fa, perde il punto. un equilibrio precario, che si spezza tre volte, e l’ultima manda Jannik a servire per il set sul 5-3. Il ragazzo della Val Fiscalina non sbaglia niente, lui ad andare avanti nel torneo. Ovviamente, la statura non c’entra niente.

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