Abbina le vendite: perché rimane un marchio unico

Gli attuali proprietari l’hanno riportata dove la storia lo vuole e chi lo gestisce ha il dovere di tirarlo ancora più in alto.

Il fatto che si sia fatto avanti un fondo di 42 miliardi di dollari (poco meno di 39 miliardi di euro) per l’eventuale acquisto del Milan, sulla base di una proposta che la conversione superi subito i millecento milioni di euro, in sostanza significa che le cose sono due: prima che Elliot, attualmente titolare del club rossonero, ha fatto un ottimo lavoro facendo crescere una proprietà che si è ritrovato a possedere quasi per caso; In secondo luogo, il marchio milanese, come lo chiamano sotto questi aspetti, gode di una notorietà e di un fascino che gli hanno permesso di emergere impeccabilmente da un decennio di scarsi risultati, non da un passato glorioso.

Fu, del Diavolo, una traversata del deserto che, senza arrivare al doppio esilio degli anni Ottanta, lo tenne lontano per sette anni dalla Champions, campo storico d’elezione, se è vero, così com’è, che il Milan È stato il primo a vincerlo in Italia e oggi conta 7 trofei in vetrina, l’ultimo dei quali è del 2007, risultando il club con più vittorie dopo l’irraggiungibile Real. E poi, parlando di Madrid, se passeggi lungo il Paseo de la Castellana, o se lo skyline cambia, se scivoli verso il mare sulle Ramblas di Barcellona, ​​ti ritroverai a interrogarti sul calcio e sul Milan in particolare. pensi che l’interlocutore immaginario si ricorderà? Lee Yonghong o Franco Baresi e il “potente” match degli olandesi tra Berlusconi, Saatchi e Capello?

E se invece sei fortunato ti ritrovi a Leblon, il quartiere di Rio appoggiato a Ipanema, e anche tra l’oceano e un sorso in una birra, ti ritroverai a pensare a Milano, mi viene da parlare, di chi pensi che la conversazione cadrà? Sul grande Clarence Seedorf, che ha chiuso la carriera a Rio con una maglia del Botafogo, o sul buon suso e bacca? Ancora: Sergio Ramos e Carles Puyol idolatravano Paolo Maldini, mentre Leo Messi ricorda ancora la manovra in scivolata con cui Alessandro Nesta si prendeva un pallone da sotto il naso in mezzo all’area di rigore. Ancora oggi, e nonostante tutto, si stima che il Milan sia il club italiano più seguito al mondo, classificandosi ottavo assoluto in questa classifica da sogno.

Se esci dalla rosa ed entri in quel regno misterioso e metatecnico dove entusiasmo e passione si mescolano a coppe, campionati ed eroi immortali, il Milan resta con poche rivali al mondo. Elliott, bisogna ammetterlo, ha avuto la capacità di riportarlo dove è in casa, cioè in Champions League. L’emozione non è mai finita, cova sotto la cenere, è bastato a riportare la squadra a un buon livello di competizione e ieri a San Siro contro il Genoa sono stati 70.259 gli spettatori. È plausibile che quando si acquista un club con questa storia, con quest’aura di leggenda resistente a qualsiasi tipo di ossidazione e decadimento, gli acquirenti si facciano avanti per spendere fuori dalle solite cifre.

E infine: quante squadre di calcio della stessa stirpe ci sono in questo momento nel mercato mondiale? Risposta facile: nessuno. In ogni caso il discorso da fare è un altro. E questo è per chi subentra a Elliott: se è vero che gli attuali titolari lo hanno riportato dove la storia vuole che sia, allora il Milan è destinato ad essere un club vincente non soddisfatto di partecipare… potrebbe. Questo doveva essere il primo passo, molto importante, e i tifosi milanisti non ringrazieranno mai abbastanza i cantanti e Ivan Gazidis per averlo scalato, ma chi viene (o rimarrà) ha il dovere di farlo con grandi orecchie. . , Poi, per carità, non siamo nati ieri: sappiamo bene che chi tira 1.100 milioni al piatto pensa a un nuovo stadio, a nuovi sponsor in ascesa… Ma la storia del Milan, proprio perché è unico, è anche molto richiesto: è con questo che ogni proprietario dovrà fare i conti con esso.

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